Marginale sarà lei! Ode all’agricoltura di montagna

Cosa c’entrano i terrazzamenti cembrani con Alcide De Gasperi e il Tesino? Partiamo da questa domanda per fare la cronaca di un’importante serata di confronto pubblico sui temi dell’agricoltura di montagna, dello sviluppo locale e delle politiche rurali che si è svolta mercoledì a Castello Tesino: le risposte verranno da sé. Ad organizzare il tutto, la Fondazione De Gasperi, vivace centro studi che proprio in Tesino ha il suo spazio museale, dedicato alla figura dello statista trentino: da diversi anni, e ogni stagione di più e meglio, la Fondazione anima la “Conca” con proposte culturali diversificate, nella consapevolezza che una realtà museale non può permettersi di restare chiusa nelle sue stanze e deve diventare enzima di crescita per il territorio sul quale opera. Ecco allora che “Contadini di montagna”, il film/documentario di Michele Trentini di cui tanto ho parlato, è stato il pretesto per portare in questa valle uno spunto di riflessione: quali sono le traiettorie di sviluppo di un’area cosiddetta “marginale”? E che ruolo può avere l’agricoltura nella costruzione di un’economia solida e capace di garantire benessere e sostenibilità? Dopo la proiezione del film e un lauto buffet con prodotti locali (Malga Cavallara, Macelleria Capraro, Ristorante Camping Val Malene, az. agr. Maso Franz, az. agr. Aleden: li cito tutti, perché meritano un encomio pubblico!), sul palco tre relatori d’eccezione hanno tentato di rispondere a queste domande. A moderare il dibattito, il giornalista e “animatore territoriale” Walter Nicoletti, che ha aperto le danze con un ritmo subito incalzante: se è vero che l’agricoltura di montagna rappresenta un modello irriducibile al pensiero unico del mercato (“un antidoto alla pianurizzazione” del mondo …), a questa dobbiamo fare riferimento per ricostruire quel legame etico ed estetico con le Alpi, che noi trentini abbiamo perduto. Da qui è partito lo storico dell’economia Andrea Leonardi: “La cosiddetta seconda globalizzazione ha avuto come conseguenza un processo di omologazione che ha subordinato le specificità. Su questo, con molta franchezza, il Trentino si è rivelato perdente nei confronti del Tirolo di lingua tedesca: lì l’agricoltura non solo è un elemento qualificante per la riconoscibilità del territorio, ma un fattore di reddito importante anche in aree sulla carta svantaggiate. In questo senso, la cooperazione deve essere un fattore di crescita e innovazione. Ma perché, invece di dialogare con la cooperazione sudtirolese, il Trentino sta cercando fallimentari alleanze con modelli in crisi?”. E quando la palla è passata all’eurodeputato Herbert Dorfmann (che i “contadini di montagna” li conosce bene, essendo stato sindaco di Velturno e direttore del Südtiroler Bauernbund), l’ha colpita senza indugio: “Tutti dobbiamo lavorare con un obiettivo, Unione Europea in testa: non possiamo permetterci ulteriore abbandono di terreni agricoli, che sono il patrimonio più prezioso di un mondo che raggiungerà quota dieci miliardi di persone. Ma qui, nelle Alpi, non dobbiamo cadere di nuovo nell’errore di importare i modelli della pianura: quei modelli, qui, non funzionano. E se l’agricoltura di montagna ha bisogno di sostegno, è bene che questo sostegno sia garantito”. A riconoscimento di una produzione di valore paesaggistico, ambientale e sociale non sempre adeguatamente apprezzata. Dal “marginale” Tesino, spunti di centrale importanza: apriamo il dibattito?