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Vino, tradizione, paesaggio. Storia di un territorio salvato #32

Nel novembre del 2012 ho avuto il piacere di partecipare ad una serata organizzata dagli amici di AIS Trentino (Associazione Italiana Sommelier): si trattava di una degustazione dei vini di una piccola cantina del nord del Piemonte, “Le Piane”, in particolare del suo vino di punta, il Boca DOC. In sala era presente il proprietario dell’azienda, lo svizzero Christoph Künzli, artefice della rinascita di questa piccola denominazione piemontese, una delle diverse DOC a base nebbiolo delle colline dell’Alto Piemonte.
Quel simpatico signore dall’accento tedesco ci raccontò la sua storia e quella dell’azienda di cui aveva preso in mano le redini nella seconda metà degli anni Novanta: lo fece mentre noi, stupiti, degustavamo diverse annate … 2007, 2006, 2004 … e poi ancora più indietro … 1991, 1990, 1985, fino ad un incredibile 1975. Vini, questi, che avevano sostato in botte anche dieci anni: prodotti da Antonio Cerri, il contadino da cui Christoph acquisì l’azienda, non certo per produrre vini da lunghissimo invecchiamento. Eppure … eppure quel vino aveva resistito al tempo e si esprimeva ancora in modo sorprendente: un vino vivo e vitale, consapevole e saggio, di quella sapienza contadina che non teme il passare degli anni.
Qual era il segreto di quei vini? Le alchimie di cantina? Grandi investimenti in tecnologie e macchinari? Evidentemente no: il segreto era uno, uno solo, ed era il territorio. Ha scritto Mario Crosta, enofilo che ama quei luoghi: “Il territorio da cui nasce il vino Boca fa da anfiteatro ai ripidi contrafforti delle creste del Fenera ed è costituito dai depositi alluvionali e dai detriti morenici lasciati dal ritiro del ghiacciaio del monte Rosa con argilla, ghiaia e sabbia, fra boschi misti di faggio, castagno, frassino, quercia, betulla, pioppo, ciliegio e sorbo selvatico. Un’autentica favola per i polmoni, le guance bianche e rosse dei bambini lo testimoniano, ma anche una vita d’altri tempi, ben lontana da quanto ci si aspetterebbe a due passi dalle grandi città”.
Perché parlo del Boca e di Boca, in questa rubrica dedicata ai lettori sudtirolesi e trentini? Forse perché in quella terra ci sono stato, di recente, per scoprire di persona quel segreto e per conoscere meglio il sig. Künzli. Ma soprattutto perché questo bravo vignaiolo mi ha raccontato una storia che merita di essere trasmessa e diffusa. E’ la storia di un territorio vitivinicolo che rischiava di scomparire: delle centinaia di ettari di inizio Novecento, negli anni Novanta ne erano rimasti meno di dieci. L’inizio della fine ha una data precisa, nel racconto dei vecchi: nel 1951 una violenta grandinata impedì di celebrare la Festa dell’Uva, grande appuntamento di popolo che si svolgeva ogni anno a Boca; già nel 1952 non c’era più un vignaiolo, e la Festa finì per sempre. Cos’era successo? Lo sviluppo della grande industria aveva svuotato le campagne: investimenti e manodopera si indirizzarono su quel settore e nelle vigne rimasero in pochi, soprattutto in quelle ostiche colline di Boca. Qualche decennio più tardi, quando tutto sembrava avviarsi verso una silenziosa fine, quell’affabile signore svizzero si è innamorato di quel territorio, ne ha compreso la vocazione e ha deciso di riportarlo in vita. Qualche investimento e tanta passione, mettendo al centro la qualità, il rispetto dell’ambiente, la valorizzazione del paesaggio: “fedele alle tradizioni, ma senza ottusità e guardando sempre avanti”, salvando un territorio dall’oblio.

Solomon Tokaj

Contatti:

Le Piane, via Cerri 10 – 28010 Boca, NO

tel. +39 348.3354185

www.bocapiane.com