Consorzi di tutela: cambiare si può?

Dura lex, sed lex, sembra questo il messaggio che arriva da Roma, come monito per chi pensa sia necessario rivoluzionare il “sistema vino”. Nel tentativo di unificare due disegni di legge in discussione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, entrambi finalizzati a mettere ordine e semplificare la normativa del mondo vitivinicolo italiano, è stato tolto un passaggio che avrebbe previsto nuove “modalità per l’esercizio del diritto di voto nell’assemblea dei consorzi, per assicurare un’adeguata rappresentatività a tutte le categorie dei produttori”. Il tema è quello ormai noto, nel mondo del vino: ad oggi, infatti, il peso della rappresentanza dentro i Consorzi di tutela è decisamente squilibrato verso i grandi produttori (coop e grandi imprese private), misurandosi sulla base della quantità prodotta. Una morsa dalla quale, per la dura legge dei numeri, escono schiacciati i piccoli e medi produttori, quelli che – nel senso comune, ma spesso anche nella realtà dei fatti – rappresentano l’eccellenza territoriale. Questa decisione ha suscitato reazioni contrapposte: se da un lato il relatore della legge, l’on. Fiorio, ha garantito che l’eliminazione di questo passaggio era obbligata, perché quella disposizione andava inserita in una norma ad hoc, dall’altro i Vignaioli non hanno mancato di far sentire la loro delusione.
D’altronde il problema non nasce oggi. Circa un mese fa trentacinque aziende sono uscite dal Consorzio dell’Oltrepò Pavese, contestando lo strapotere della Cantina Sociale di Broni. Ma anche qui da noi le acque non erano quiete: a fine febbraio, in occasione dell’elezione delle cariche sociali del Consorzio Vini, i Vignaioli trentini hanno rinunciato alla nomina del loro membro nel Cda. “Come Vignaioli – disse allora il presidente Lorenzo Cesconi – non siamo più disposti a partecipare ad un organo nel quale non possiamo essere realmente rappresentati e che sistematicamente prende delle decisioni che sono dannose per chi, come noi, è impegnato in produzioni di qualità e forte riconoscibilità territoriale. Da anni chiediamo l’istituzione di un organo paritetico. Tutte le nostre richieste sono però risultate vane». Ho chiesto quindi a Lorenzo Cesconi cosa pensasse oggi, dopo questo ennesimo nulla di fatto. “Il tema è complesso, non riguarda solo il mondo del vino e il problema è diffuso” mi dice il Presidente dell’Associazione Vignaioli. “La proposta di modifica della normativa era sul tavolo della discussione, ma da quanto si è capito ci sono state numerose resistenze che hanno portato allo stralcio della proposta. Certo le parole di Fiorio ci fanno sperare che la questione possa essere rimessa al centro del dibattito politico, al fine di produrre delle regole che consentano di riequilibrare la rappresentanza nei Consorzi. La speranza è che se ne parli, che si cerchi assieme una soluzione che possa dare dignità a tutti i produttori. L’attuale situazione è frustrante. I Vignaioli non sono dei ribelli, questo sia chiaro: difendere e portare avanti le proprie idee, identità e diritti non significa ribellione. Noi crediamo nella qualità, nella sostenibilità e nella territorialità del vino. E portiamo avanti le nostre idee con convinzione. Rimane nostra libertà non partecipare e non sottostare, nel limite del possibile, a un Consorzio che non ci rappresenta e che assume costantemente scelte che consideriamo negative per il vino trentino”. Il dibattito è aperto o la lex è ormai scritta?