“Contadini di montagna” ad Expo: un’occasione di dibattito critico

“Il film affronta in modo garbato, chiaro ed efficace l’evoluzione generazionale del lavoro agricolo in territori di montagna. Un’attività spesso sottovalutata se non addirittura disconosciuta, indubbiamente cambiata nei decenni ma pur sempre necessaria, faticosa, difficile e spesso a rischio di abbandono. L’agricoltura di montagna rimane, per la buona gestione del territorio e quindi (oggi lo si avverte più che in passato) come elemento autentico di attrazione per un turismo di conoscenza corretto e sostenibile. Il misurato inserimento e recupero di intelligenti brani storici e il dialogo sincero che scandisce il riuscito trasferimento in corso tra generazioni, rappresenta una testimonianza efficace di questi valori. La giuria unanime ha apprezzato gli intenti dell’autore e la qualità artistica dell’opera”. Quando Imperial Wines cominciò il suo impegno in Valle di Cembra per la valorizzazione del paesaggio terrazzato, nessuno avrebbe pensato che due anni dopo uno degli esiti di quel lavoro sarebbe stato premiato al Trento Film Festival: eppure, dentro la sala grande del Castello del Buonconsiglio, il 9 maggio anche “Contadini di montagna” (regia di Michele Trentini, produzione Trotzdem, ed. Cierre, in distribuzione nelle librerie di Trento) ha ricevuto la sua bella targa e, allegate, le motivazioni che ho riportato sopra. A scriverle, la giuria speciale del Touring Club Italiano, che ha ritenuto questa pellicola meritevole di ricevere il premio “Luigi Vittorio Bertarelli”. Bertarelli nel 1894 con altri cinquantacinque “gentiluomini” fu uno dei soci fondatori del Touring Club Ciclistico Italiano, che diverrà poi Touring Club Italiano. Interessante questa genesi ciclistica: anche Imperial Wines, in fin dei conti, nasce proprio sulle due ruote, pedalando per l’Europa di mezzo. Interessante perché testimonia una cosa: i viaggiatori attenti debbono essere viaggiatori lenti, capaci di immergersi nei luoghi, di interpretarne i segni, di farli parlare facendo esprimere chi li abita e li lavora. Uscire dalla carta geografica, emancipandosi dall’astrazione per addentrarsi nel vivo di valli, città, paesi, colline, montagne, per conoscere poi donne, uomini, pratiche, culture, esperienze, per comprendere infine convincimenti giusti e sbagliati, istanze e lotte, resistenze e sconfitte. Ma anche questa azione di immersione e conoscenza non è neutra. Può essere regressiva, elitaria, escludente: è quella che guarda ai luoghi con sguardo nostalgico, vagheggiando i “bei tempi andati”, sognando una purezza originaria e perduta, che ama le diversità ma per circoscriverle e renderle immobili, che pensa che solo pochi eletti abbiano le chiavi di accesso a questa conoscenza. Può essere mercificatoria e alienante: gli elementi che definiscono i luoghi vengono identificati, ripuliti, resi piacevoli e gustosi e messi in vetrina, come merci contraddistinte da un mero valore di scambio. “Contadini di montagna” vuole dare a questa azione una forza diversa, “progressista” verrebbe da dire, o forse “critica”: come a dire che non c’è nulla di scontato, che parlando dell’agricoltura delle terre alte non possono prevalere visioni idilliache o, di contro, i catastrofismi, ma che ogni discorso politico deve farsi carico delle profonde contraddizioni che caratterizzano ogni luogo. L’11 giugno, all’Expo milanese, nel contesto della Mountain Week, “Contadini di montagna” proverà a dire la sua, e a dirla così.