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Tra Trento e Bolzano Un microcosmo complesso

Ciò che mi ha sempre affascinato del Trentino-Alto Adige/Südtirol, al punto da trasformare la mia natura errante in una pratica di quasi stanzialità, è il suo essere terra di mezzo. Mi immedesimo facilmente nelle parole di Carmine Abate, che racconta così la scelta di interrompere il suo peregrinare, anche umano, tra la Calabria arbëreshë e la Germania: “con un righello e la carta geografica dell’Europa, avevo cercato un luogo a metà strada fra la mia terra di origine e la Germania del Nord, la terra che per motivi di lavoro e poi affettivi mi aveva attratto a sé. Fu così che approdai in Trentino, per calcolo geografico. Ma non solo. All’inizio mi attraeva soprattutto perché è una terra di confine, che io percepivo (e percepisco) come luogo di contatto e non di divisione tra gli uomini. Da questa posizione privilegiata è possibile vivere e raccontare il sud e il nord dell’Europa con distacco e passione, perché il nord e il sud sono lontani dai tuoi occhi, ma al tempo stesso presenti e mescolati nella terra di mezzo”.
Nel cuore delle due Province Autonome, la parte di valle dell’Adige compresa tra Trento e Bolzano rappresenta una sorta di confine nel confine, solo all’apparenza spazio informe schiacciato fra i due capoluoghi, ma in realtà microcosmo complesso, frontiera nascosta attorno all’incontro tra la civiltà latina e quella germanica. Un confine, al pari di tutti gli altri, sempre meno rappresentativo di questo territorio continuo, dove la Rotaliana si fa Bassa Atesina risalendo l’Adige, ponte sospeso tra l’Europa ed il Mediterraneo, che trova nella complessità delle proprie differenze il valore della sua originalità.

Allo studio di questa unicità come sintesi di specificità culturali e territoriali è dedicato il progetto di indagine fotografica territoriale “A Nord di Trento a sud di Bolzano”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione, che inaugurerà la mostra fotografica “La vite e il paesaggio” il 10 dicembre alle 19.00 presso la Galleria Foto Forum di Bolzano.
Il paesaggio, come sosteneva Enrico Turri, racconta da un lato il “vivere storico degli individui e dei gruppi sociali in un certo ambito territoriale” e dall’altro la “successione di momenti e modi diversi delle società umane di rapportarsi con il territorio che le ospita”.
“A nord di Trento a sud di Bolzano” nasce da qui, dalla consapevolezza che il paesaggio è racconto, crocevia di storie individuali nel loro farsi narrazione collettiva, spazio fisico e culturale che cambia con lo scorrere del tempo. Il paesaggio viticolo è dialogo tra passato e presente, frutto di quel “tradimento fedele” nel quale i contadini distinguono ciò che va abbandonato e ciò che invece è utile e necessario trasmettere.
La storia dell’agricoltura, in questo territorio come in tutti quelli strappati alla loro spesso inospitale naturalità, è storia di lavoro e fatica. Nella stagionalità del lavoro, meccanizzato o manuale, le conoscenze e i saperi tradizionali si fanno tecnica e la tecnica trasforma il paesaggio. Solo l’immobilismo economico e sociale lascia il paesaggio intatto, ma l’immobilismo non è caratteristica dell’uomo e delle comunità. Attraverso le foto di quattro fotografi, il progetto “A Nord di Trento a sud di Bolzano” cerca di capire come si è evoluto negli anni il paesaggio viticolo della Valle dell’Adige.

Io il 10 dicembre sarò all’inaugurazione della mostra. Vi aspetto!

Solomon Tokaj