Fondazione Mach: fiducia ad Andrea Segrè

“Che strategia per il futuro del vino trentino? Cercansi risposte, disperatamente”. Ho chiuso così la rubrica della settimana scorsa. Non che non mi interessi il futuro del vino sudtirolese, tutt’altro: solo che mi sembra che a nord di Salorno, pur con tutte le contraddizioni proprie delle cose di questo mondo, le idee siano più chiare sulla direzione da seguire. Inutile dire che la Fondazione Edmund Mach riveste un ruolo fondamentale nel comparto agricolo trentino: un centro riconosciuto come eccellenza in Italia e in Europa, al servizio delle imprese ma anche fortemente orientato alla ricerca scientifica e al trasferimento tecnologico. Per non dimenticare la componente didattica: il continuo aumento di iscrizioni ha addirittura imposto l’adozione del numero chiuso. Dopo mesi turbolenti, si è chiusa di recente una pagina importante: la nomina del suo Presidente, che è stato individuato nel prof. Andrea Segrè. Già Preside della Facoltà di Agraria e poi Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, membro del Comitato Scientifico del WWF Italia, fondatore e presidente di Last Minute Market, lo spin off accademico diventato laboratorio di riferimento europeo per la riduzione e il recupero degli sprechi alimentari. Un profilo sfaccettato: accademico di rango, ma con un’evidente sensibilità a temi di interesse sociale, ambientale ed economico. “Il suo curriculum parla da solo, mi sembra una nomina di altissimo profilo”, commenta Lorenzo Cesconi, presidente dell’Associazione Vignaioli del Trentino. “Cosa ci aspettiamo? Che la Fondazione si dia una chiara strategia finalizzata alla sostenibilità, non solo ambientale, ma a trecentosessanta gradi: è indispensabile per il futuro del nostro territorio, ma è anche il modo migliore per creare un equilibrio tra l’alta ricerca e il necessario supporto alle esigenze del comparto produttivo. Le due cose non si contraddicono, ma noi crediamo che un settore come quello vitivinicolo vada sostenuto nella strada intrapresa: abbiamo investito molto sulla sostenibilità, chiediamo alla FEM di fare la sua parte. All’unità agricoltura biologica, ad esempio, va data centralità e più margini operativi”. La nomina del Presidente della FEM è di competenza della Giunta provinciale, ma la norma prevede un passaggio nella Prima Commissione del Consiglio provinciale: anche il suo Presidente, Luca Zeni, commenta positivamente l’esito di questo percorso, partito ancora mesi fa con la “bocciatura” della candidatura di Andrea Berti. “La nomina di Segrè ha contribuito a restituire fiducia in una politica che, se vuole, può scegliere basandosi sul valore e sulla competenza per ruoli rilevanti come quello in oggetto”, dice Zeni. “Nel merito, questa nomina si inserisce in un quadro di profondo rinnovamento nella governance dei soggetti che si occupano di ricerca: FEM, FBK, Università. Si sono create le premesse per un rilancio della capacità di coordinamento di quel sistema “Star” che non è ancora riuscito a realizzarsi davvero. Ora spetterà ai nuovi protagonisti, con la regia della Provincia, far diventare davvero la ricerca volano di sviluppo per il Trentino”. Il compito affidato al prof. Segrè non è certo dei più semplici: riuscirà a mediare tra i diversi interessi di un settore agricolo scosso da forti fibrillazioni?