Santa Massenza, distillato di tradizioni

Se ci sono dei luoghi simbolici della cultura della vite in regione, tra questi possiamo annoverare sicuramente il paese di Santa Massenza in Valle dei Laghi. Piccolo lembo di Mediterraneo ai piedi delle Dolomiti, borgo antico incastonato tra i monti ed i laghi, tra viti, olivi e lecci. Alambicchi, arele, turbine: acqua che scalda e diluisce, acqua che evapora, acqua che produce energia. Quasi un paradosso bizzarro, l’acqua come simbolo di un paese che vive producendo vino e grappa.
Meno di duecento abitanti, cinque cantine e distillerie familiari, un numero non precisato di contadini e nessuno che in un modo o nell’altro non abbia un legame con la coltivazione della vite. Di sicuro Santa Massenza è il paese italiano con la maggior incidenza di alambicchi per abitanti residenti. Una condizione che ne ha fatto negli anni una riserva di capitale sociale per l’attività artigiana di distillazione di tutto il Trentino.
Da tempo mettevo – invano – in agenda una partecipazione alla “Notte degli alambicchi accesi”, manifestazione che ormai da sette anni promuove con sapienza l’attività distillatoria di Santa Massenza. Finalmente quest’anno ho avuto modo di unirmi alle moltissime persone che domenica scorsa hanno preso parte all’evento, riversandosi nelle vie e nelle cantine del paese.
Uno spettacolo capace di unire l’attività distillatoria all’arte, in un percorso di promozione reciproca in cui il processo di creazione della grappa si è fatto metafora di elevazione. Distillatori di vite, i maestri dell’alambicco, e distillatori di vita, gli artisti, uniti nell’intento di promuovere quella quintessenza di territorio e tradizioni che è la grappa. Un percorso attraverso le distillerie di Giulio e Mauro, Casimiro Poli, Giovanni Poli, Maxentia, Francesco Poli, per conoscere l’arte della distillazione, tra i vapori degli alambicchi e i sentori delle erbe officinali.
La grappa, come il vino, è un concentrato di territorio. Zappare, potare, vendemmiare, vinificare, distillare. Le lancette degli alambicchi salgono, tremano, le caldaie ribollono, il duomo regola il processo, nelle serpentine il vapore alcolico condensa in distillato. Le esperienze fisiologiche si fanno leggi logiche, in una storia scientifica che tra fisica e metafisica parte dal mediterraneo arabo per arrivare all’arco alpino.
Nella “Notte degli alambicchi accesi” la distillazione si è fatta viaggio, grazie allo spettacolo realizzato dalla Compagnia Koinè a base di pièce teatrali e prestazioni canore. La “notte” è stata anche e soprattutto l’occasione per raccontare la lunga storia di un paese che ha fatto della distillazione un tratto identitario, trasformando una tradizione familiare in un’attività professionale capace di essere ambasciatrice del territorio nel mondo. La “notte” come recupero innovativo di tradizioni comunitarie, di notti invernali e cantine piene in attesa della prima “cotta”.
Viaggio di conoscenza, di espiazione alcolica, viaggio verso l’alto, come i vapori nell’alambicco. Dall’impuro al puro, alchimia che distilla la materia in conoscenza. Un percorso con l’arte all’interno dell’alambicco, alla ricerca di quell’anima che è essenza della grappa e delle questioni umane. La grappa è aria, acqua e fuoco. Ma soprattutto terra, territorio, tradizione e identità. La “notte” finisce con un grande brindisi e con la sensazione di aver partecipato ad una manifestazione capace di produrre conoscenza con un format originale. Un consiglio per l’anno venturo: non mancate.