Il limite della sostenibilità

Il concetto di limite è ormai da anni al centro del dibattito pubblico. Fin dove può essere tirata la corda della sostenibilità, prima che questa si spezzi? Nel mondo agricolo questo è un tema centrale: al di là delle narrazioni da spot televisivo, sappiamo che l’agricoltura – e la viticoltura in modo particolare – rappresenta un’attività economica a forte impatto ambientale. Non è un caso che proprio nella viticoltura si sia intrapresa da tempo una riflessione per trovare soluzioni che riducano questo impatto, a tutela dell’ambiente e della salute dei consumatori, della comunità locale e degli stessi contadini. La ricerca sulle varietà resistenti ha fatto passi da gigante, così come è aumentata in modo esponenziale la sensibilità dei viticoltori per modelli di gestione del vigneto tesi alla riduzione dei trattamenti, all’eliminazione di prodotti di sintesi e di diserbanti, alla ricerca di un equilibrio tra la vigna e il contesto ambientale.
Alla base di tutto questo lavorio, la consapevolezza non solo che viviamo in un mondo fragile e già pesantemente compromesso, ma anche che l’inquinamento è una conseguenza dell’attività di impresa, un costo sociale derivante da un interesse privato, legittimo ma non sconfinato: quindi, la volontà di sempre più contadini di porre un freno agli interventi più invasivi, di diminuire la chimica, di limitare – il limite, appunto – l’impatto della propria attività sul territorio circostante.
Il 29 luglio la Provincia di Trento ha autorizzato “in deroga a quanto fissato dal disciplinare di produzione integrata 2015 per la vite e limitatamente alle aree viticole di Ala e Avio l’esecuzione di un trattamento con la s.a. clorpyrifos ethyl per la lotta contro la cocciniglia Planococcus ficus”. La determina prosegue sottolineando che “considerata l’elevata pericolosità per l’ambiente, in particolare quello acquatico, del clorpyrifos, l’eventuale trattamento dovrà essere effettuato ponendo particolare attenzione affinché la miscela fitoiatrica non raggiunga i corsi d’acqua”.
Il Planococcus ficus, o cocciniglia cotonosa della vite, è un insetto che colpisce il ceppo, i cordoni permanenti ed i tralci e può determinare la caduta delle foglie e l’infestazione dei grappoli. Le prime infestazioni significative si sono avute negli anni Cinquanta, e di recente è in una fase di espansione anche nei territori del Nord Italia, forse a causa dei cambiamenti climatici.
Il clorpyrifos è un organofosforato efficace come insetticida, acaricida e nematocida, la cui pericolosità per l’ambiente è alta (lo dimostrano le prescrizioni severe poste dalla determinazione provinciale per il suo utilizzo) e il cui utilizzo è molto dibattuto, in ragione delle sue possibili conseguenze sulla salute dell’uomo.
Questa deroga ha aperto una discussione animata nel mondo agricolo trentino. La Cantina Sociale di Ala (Gruppo Mezzocorona) ha preso le distanze, annunciando di non aver richiesto alcuna deroga e confermando “che per tutti i nostri soci vale il divieto di utilizzo di questa sostanza: il principio della sostenibilità ambientale è la nostra linea guida”.
Resta aperto l’interrogativo se il limite, in questa vicenda, sia stato superato o se invece siamo ancora nel campo di un’accettabile equilibrio tra esigenze economiche e interessi sociali. Al di là delle strumentalizzazioni, sarebbe opportuno aprire un confronto pubblico, anche “in deroga” alle normali prassi.