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Isole nel Silenzio

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca, devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada, senza aspettarti ricchezze da Itaca”. L’Itaca del poeta greco Kostantin Kavafis è viaggio e meta al tempo stesso, è la vita e la morte: un’isola da raggiungere senza accelerare il passo, con la quiete di chi sa godere di quanto avviene tra l’inizio e la fine. Torno da giorni e giorni di viaggio al ritmo mite della bicicletta e non riesco ancora ad abituarmi alla città e al lavoro: i ponti di Chioggia, le saline di Comacchio, la laguna di Orbetello, l’acqua limpida di Cavo, il porto di Livorno, immagini acquatiche che surrogano la vacanza una volta finita, e guarda caso sempre verso il mare viaggia il pensiero che cerca libertà. Provvidenziale dunque la cena al ristorante “Al Silenzio”, che ristorante è dir poco: laboratorio culinario in Borgo Santa Caterina, in quel di Rovereto. Carlotta, amica da tempo della banda di Solomon, mi aveva ospitato con i miei racconti tra libri Keller e calici di vino, mesi e mesi fa. Ma “Al Silenzio” si ritorna sempre volentieri, tanto più ora, con la mente che cerca svago e vuole navigare ancora un poco. Perché sai che troverai “tutta merce fina, profumi penetranti d’ogni sorta”, come negli empori fenici dell’Itaca di Kavafis: troverai terre che si mescolano e amplessi geografici dei più strani, come il sushi trentino del maestro Grisi, le acciughe al verde e il tonno di coniglio, deviazioni yankee con hamburger dolomitici, e poi quel che passa al convento quando i cuochi improvvisano sul tema. Non troverai ciò che cerchi, se vuoi ciò che hai sempre avuto: questa sera vini delle isole minori, e perché no? Fa caldo, il Mediterraneo ribolle di rabbia e tragedie, chi non viaggia vorrebbe farlo: i vini delle isole minori sono una soluzione, una delle tante, infinite soluzioni che la vite ci propone. Robola di Cefalonia, Carignano dell’isola di San Pietro, Malvasia delle Lipari, e peccato non avere un’intera settimana, una vacanza infinita per poter procedere nel viaggio, seduti nel patio. I vini delle isole minori, scrive Gianpaolo Girardi, che ha dato luce anche a questo, “sono vini speciali, difficili, autentici, espressione della geniale operosità dell’uomo isolano, costretto dalla natura ad accontentarsi di quanto l’ambiente gli offre. L’isola è un mondo a sé nel quale le diverse tipologie di viti, presenti da tempi remoti, hanno sviluppato caratteri peculiari, adeguandosi con maestria ai vari climi e alle differenti situazioni geologiche. Nelle isole minori questa selezione è stata ancora più dura, i risultati ancor più originali”. La memoria torna a Lanzarote, allo zoco e al picon e a quei crateri lunari, poi subentra il desiderio di toccare con mano quanto bevuto da bottiglie di Santorini, Samos, Creta, nelle degustazioni elleniche dell’amica Chrysa: andremo prima o poi in quella Grecia umiliata dall’Europa, magari in bicicletta, portando in dono nelle sacche bottiglie di Traminer e birra di frumento per dissetarsi nel viaggio. “E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”.