Lavorare il paesaggio

“Finché un abitato resta vivo, esso generalmente si conserva, anche per molti secoli, e lo stesso accade ai campi, se si continua con senno a coltivarli”. Sono parole di Andrea Carandini, neo-eletto presidente del FAI, che nella sua relazione ha messo al centro la ricchezza del paesaggio nel suo senso antropologico e storico, nel suo perdurare tendenziale che racconta del “noi”, di “una volontà storica anonima, plurisecolare, che si condensa in contesti stabili al punto da diventare fattori di identità, in quanto patrimoni comuni”.

Non sappiamo se il prof. Carandini sia mai stato in Val di Cembra, ma non conta molto: siamo certi che, nello scrivere la sua relazione, avesse in mente comunque uno dei tanti paesaggi storici che sanno narrare del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente naturale, nei quali per generazioni si sono stratificati segni e significati, dove le storie del singoli hanno incrociato e contribuito a ricamare la storia collettiva.

Questa consapevolezza di un paesaggio come una “saga, che ammette variazioni sul tema ma non inserti incongrui”, è alla base dell’impegno sul quale la Comunità della Valle di Cembra ha indirizzato la sua azione di governo del territorio: in particolare, ciò ha permesso le azioni di collaborazione tra la Comunità e l’Alleanza mondiale per il paesaggio terrazzato (ITLA), finanziate attraverso il fondo per le iniziative e gli interventi di promozione dello sviluppo sostenibile dell’ambiente della Provincia Autonoma di Trento.

Nasce così il Convegno europeo sul paesaggio terrazzato dal titolo “Lavorare il paesaggio. Terrazzamenti e muri a secco tra identità e valori”, che si svolgerà ad Albiano, al Museo Casa Porfido, il 4 maggio 2013: esso è uno dei momenti più significativi del Meeting europeo di ITLA, che la Comunità di Cembra avrà l’onore di ospitare tra il 3 e il 5 maggio. Un’occasione, questa, per concentrare l’attenzione sul valore economico, agricolo e turistico del paesaggio terrazzato, mettendo a fuoco in particolare il ruolo delle comunità, delle aziende agricole e degli enti locali nel mantenere e valorizzare questa specificità.

Nei mesi scorsi, grazie alla collaborazione con Imperial Wines, anche sul territorio cembrano si è concretizzata un’iniziativa sperimentale dedicata alla documentazione di consuetudini e saperi tradizionali relativi alla costruzione, all’uso e alla gestione delle aree terrazzate italiane. Questa ricerca si è posta l’obiettivo di essere al contempo occasione di analisi per l’elaborazione di strategie di tutela e valorizzazione dei paesaggi terrazzati a livello locale, e strumento per la raccolta e la diffusione di saperi a livello mondiale, nell’ambito della creazione – a cura dell’UNESCO – della Banca Mondiale dei Saperi Tradizionali.

L’esigenza di censire tali saperi è apparsa particolarmente urgente in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da fenomeni diffusi di abbandono delle aree terrazzate, delle aree di versante e dei terreni più marginali e, conseguentemente, da un più alto grado di dissesto idrogeologico a piccola e grande scala. I diffusi fenomeni di dissesto testimoniano la mancanza di una conoscenza diffusa ed approfondita delle dinamiche del territorio e la perdita di pratiche e tecniche empiriche affinate nel tempo. Censire, capire e riproporre tecniche di gestione fondate sui saperi tradizionali locali appare oggi come una delle risposte più adatte a garantire la corretta gestione e il mantenimento del territorio e delle aree terrazzate, evitando che l’abbandono sia causa non solo della perdita di fertilità delle terre ma anche della saggezza e delle conoscenze tradizionali. Di quel “senno”, cioè, necessario a lavorare il paesaggio e a conservarlo nella sua ricchezza.

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Articolo pubblicato su www.ambientetrentino.it