Lo spirito del Südtirol: il Whisky PUNI

Ci siamo lasciati venerdì scorso nel pieno di una ricognizione sui luoghi della produzione di whisky nell’Europa continentale. Chi pensa, infatti, che questo prezioso prodotto sia un’esclusiva delle distillerie delle Highlands, dello Speyside, di Islay e delle Islands, si sbaglia: non si sbaglia “di grosso”, perché in termini quantitativi il “grosso” è proprio lì prodotto (aggiungete Irlanda e States e quasi si chiude il cerchio), però non coglie tutta la complessità dei dettagli e – ormai è abbastanza chiaro – a Solomon i dettagli piacciono quasi più delle panoramiche. Sarà che lì, a quanto si dice, si nasconde Belzebù. Andiamo a scoprire quindi lo “spirito” della Vecchia Europa. Partiamo dalla Germania, perché da lì proviene il primo whisky continentale che ho assaggiato: per essere precisi, uno Schwäbischer Whisky di cui ignoravo persino l’esistenza, prezioso regalo di una trentina nel mondo. E così si viene a sapere che nel Baden – Württemberg non da oggi si distillano cereali: se volete provare di persona, il 10 ottobre a Tübingen ci sarà una piccola fiera, nel cuore della città vecchia. Anche in altre zone della Germania il whisky non è uno sconosciuto, dalla Baviera al Nordrhein – Westfalen. Faber, Fleischmann, Hala sono solo alcune delle distillerie tra le quali scegliere. Non stupisce quindi che a Berlino, ospitato dai magazzini della Heeresbäckerei di Köpenickerstraβe, a marzo si sia svolto il Craft Spirits Festival: oltre cinquanta piccoli produttori hanno proposto i loro “spiriti” (non solo whisky, ma gin, vodka, acquaviti …), prodotti con metodi antichi e con la cura che è propria del lavoro artigiano. Pure in Svizzera la produzione di whisky sta prendendo piede, affiancandosi talvolta a quella birraria: dal malto di orzo si parte, in fin dei conti. E così in Austria, con sempre più etichette tra le quali scegliere, Single Malt ma anche Rye Whisky. Poi si scende a sud del Brennero e la situazione si fa diversa. Per trovare la prima e al momento unica distilleria italiana di whisky non bisogna nemmeno fare tanti chilometri dal Passo: a Bolzano si gira a destra e, ripercorso l’Adige, si svolta e si arriva a Glorenza, dove non sarà difficile riconoscere lo splendido edificio cubico della Puni. Questa distilleria, fondata nel 2010 dall’imprenditore Albrecht Ebensperger, prende il nome dall’omonimo rio che scorre nell’Alta Val Venosta: un immediato riferimento all’acqua, uno dei fattori fondamentali per la produzione di whisky di qualità. La produzione vera e propria comincia nel 2012, quando entrano in funzione gli alambicchi in rame costruiti ad hoc da una ditta specializzata di Rothes, in Scozia. Il sogno di questo imprenditore edile innamorato delle Highlands è di realizzare il primo Italian Malt Whisky, valorizzando la tradizione cerealicola della valle: orzo, grano e segale maltati diventeranno così la base di un whisky interamente prodotto in Italia, distillato secondo il tradizionale metodo pot-still e invecchiato in botti di rovere (ex Marsala, ex Pinot Nero o ex Islay), riposte in bunker militari che garantiscono un clima fresco e umido costante. In questo momento la Puni esce con quattro “acquaviti di cereali”, invecchiate dai 6 ai 36 mesi. Ma Solomon è in attesa: a ottobre di quest’anno, superati i canonici tre anni, il sogno del sig. Ebensperger si realizzerà, con l’uscita del primo vero Italian Whisky. Sarà adeguatamente celebrato, non v’è dubbio!