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Luxus für alle!

“Luxus für alle”, recita uno slogan fortemente politico della sinistra radicale antifascista tedesca. “Nicht Wasser sondern Wein”, aggiungevano i più didascalici riformisti di Die Linke. Googlando in tedesco, emerge la forte carica eversiva e anticapitalista di questa affermazione: abolizione della proprietà privata, superamento del lavoro subordinato, lotta al feticismo delle merci. Googlando in italiano, ecco una fila di siti che promuovono un “lusso per tutti” che è, di fatto, l’estremo tentativo di rapina di un consumismo vorace e totalitario nei confronti delle classi meno abbienti.
Che avesse in testa la prima versione, quella rivendicata dagli autonomi tedeschi, o la seconda, fatta propria e stravolta dalla macchina del consumo, difficile non provare un sussulto di curiosità (naturale empatia, si può dire?) per la giovane senza fissa dimora che, in un supermercato di una valle trentina, ha tentato di rubare due bottiglie di vino, finendo però per essere scoperta e denunciata. Se ne è fatto un gran parlare, e non tanto per il crimine in sé, ma perché oggetto del goffo tentativo di furto erano nientedimeno che due bottiglie di Dom Pérignon. Fossero state due confezioni di vino in cartone, non si sarebbero sprecati né carta né inchiostro: quasi si desse per scontato, perbacco, che una squattrinata non solo non se le possa permettere in termini economici, le bollicine del frate francese, ma che non si possa nemmeno permettere di pensare di averle. Se hai soldi in tasca, sei bello, intelligente e canti anche bene, dice un proverbio yiddish. Va da sé che sai anche apprezzare il buon vino, e per contrario se sei un poverello lascia stare lo Champagne, stai al tuo posto e bevi schiavetta. Perché Dio ama il povero, ma aiuta il ricco, chiosavano con sano sarcasmo i poveri ebrei dello shtetl, che del vino potevano abusare solo nel giorno di Simchat Torah, che chiudeva con sbronze gioiose la festa di Sukkot. E non era certo Dom Pérignon, che manco ci arrivava da quelle parti: più probabile che fosse il “vino delle coste del sud” che il padre del grande narratore Shalom Alechem produceva a Perejaslav tritando l’uva secca e spacciandolo per Sherry e Madeira (di questa traslazione enoica ho parlato qualche tempo fa, scrivendo di Crimea).
Insomma, “Luxus für alle” rischia di essere, in un caso o nell’altro, una chimera irraggiungibile, nello stato di cose presente. Lo si capisce da ciò che afferma con un certo odioso paternalismo un noto imprenditore tessile su un altrettanto noto quotidiano malpancista: “Reputo una colossale truffa quella del lusso per tutti, il lusso di massa, che oggi porta anche la modesta casalinga o l’impiegata o l’adolescente di provincia, a desiderare e a pagare 200 euro per un jeans che ne vale 18, o 400 euro per un piumino che ne vale 30”. Il lusso a chi se lo può veramente permettere, e basta sognare ad occhi aperti, modeste casalinghe e adolescenti di provincia!
Ma sarebbe brutto chiudere senza una pars construens. Se non volete passare le Feste in carcere, andando al supermercato con la convinzione fallace di essere già in una società post rivoluzionaria, vi consiglio di non rinunciare al desiderio senza per questo farvi schiavizzare dai feticci. Vini di vignaioli a meno di quindici euro vi faranno godere e nutriranno anima e corpo, se saprete sceglierli bene: passerete così nella cruna dell’ago, e il noto imprenditore tessile, bevendo il suo Dom Pérignon, resterà fuori a guardarvi.