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Il mondo contadino. Tra Clesio e Gaismayr #23

Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento dal 1514 al 1539, è uno dei personaggi storici che ogni trentino impara a conoscere, nel suo percorso di studi. Egli è considerato il fondatore, o meglio il rifondatore (Neubegründer) della sovranità principesca del vescovato trentino, giurisdizione sempre in tensione con gli ordinamenti superiori tirolesi e asburgici. Uomo di potere anche fuori dai confini del principato, abile diplomatico, dopo essere stato consigliere dell’imperatore Massimiliano I aveva sostenuto l’elezione di Carlo V nella dieta di Francoforte e poi operato a Praga affinché Ferdinando d’Asburgo fosse incoronato re di Boemia. Gran cancelliere (magnus cancellarius) imperiale, poi cardinale, si conquistò un ruolo tanto importante che nel conclave del 1534 fu il candidato ufficiale asburgico al pontificato. Ma la sua figura è ricordata soprattutto per essere l’artefice della spietata repressione contro i contadini tirolesi insorti nella guerra rustica, la Bauernkrieg che infiammò buona parte del Sacro Romano Impero intorno al 1525 e che in Trentino è ricordata anche come “guerra dei carneri”. Umanista raffinato, si dice amico di Erasmo da Rotterdam, fece di Trento un centro culturale e dotò il Buonconsiglio di un’importante biblioteca: questa profonda sensibilità non gli impedì di affamare i contadini, per poi torturarli, storpiarli, seviziarli una volta repressa la guerra rustica.
Michael Gaismayr, cittadino brissinese, fu il capo riconosciuto della rivolta del 1525, che incanalò in un moto organizzato. Dall’esilio nei Grigioni, pianificò un progetto militare per la liberazione dei territori trentini e tirolesi: alla base, una radicale idea egualitaria di società. Nel suo programma si legge: “ … devono essere distrutte tutte le mura che cingono le città e tutti i castelli e le fortificazioni all’interno del territorio, cosicché non vi sia più alcuna distinzione fra cittadini e paesani, ma una perfetta uguaglianza nel paese”. Gaismayr fu assassinato a tradimento nel 1532, a Padova, dai sicari di Ferdinando d’Asburgo.
A pochi giorni dalla nomina della nuova Giunta provinciale, in attesa di sapere quale sarà l’assessore con delega all’agricoltura, il mio modesto auspicio è che questi sappia essere più Gaismayr che Bernardo Clesio, che sappia conoscere il territorio trentino per provare a cambiarne le sorti nel senso dello sviluppo coniugato all’equità, che riconosca nella pluralità del mondo contadino la sua maggior forza, che intraveda le grandi potenzialità di innovazione sociale – prima ancora che produttiva – di un’agricoltura orientata alla valorizzazione del territorio, alla lavorazione del paesaggio, alla definizione di un’identità locale in costante mutamento. Chiunque avrà in sorte questa impresa, guardi spesso oltre il Brennero, verso le pianure danubiane e le colline morave, lanci lo sguardo a est e a ovest, lungo il filo che si snoda sull’arco alpino: sappia insomma pensare il Trentino come territorio alpino nel cuore dell’Europa di mezzo, imparando dagli altri quando serve, insegnando quando è il caso. Questi i sobri consigli di un piccolo ebreo errante per le terre del vecchio impero, convinto che, come scrisse a fine XIX secolo il Sardagna a proposito dei moti contadini, “nella sostanza peccarono di più quelli che, veggendo le cose dall’alto, e appartenendo alle classi dirigenti e però avendo il potere nelle mani, non seppero, o – peggio – non vollero saviamente prevenire i malanni”.

Solomon Tokaj