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Dalla Grecia con amore: olio e olive, in attesa del vino

Non c’è nulla di più europeo della Grecia, e mi piace pensare di dirlo in questo tempo balordo, nel quale qualcuno propone persino di metterla al bando, perché troppo povera, perché troppo instabile, perché inaffidabile. Non c’è nulla di più europeo della cultura greca: fa sorridere pensare che la Costituzione europea avrebbe dovuto aprirsi con l’epitaffio pericleo («La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia per il fatto che, nell’ amministrazione, esso si qualifica non rispetto ai pochi ma rispetto alla maggioranza», questa la versione corretta: quella della Costituzione sarebbe stata opportunamente ritradotta, ma questa è un’altra storia) e ora in quell’Europa sembra non esserci spazio per la patria di Tucidide. Non c’è nulla di più europeo della gioventù greca, che da anni innerva con menti e mani ogni città d’Europa. Di questa gioventù è un esempio brillante Chrysa Lithari, che a Trento ha trascorso diversi anni facendo ricerca al CIMEC, il Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento a Rovereto, salvo poi trasferirsi a Salisburgo per proseguire il suo lavoro. Ma a Trento Chrysa ha lasciato un’ancora che teniamo tutti molto salda, fosse solo perché ha fatto conoscere a Solomon e alla sua banda i vini di Grecia: Assyrtiko, Malagouzia, Agiorgitiko, Xinomavro … varietà antiche come le parole di Omero, che solo su suolo greco si combinano col sole, col mare, col cielo, e ci regalano meraviglie e sogni a occhi aperti. Alcuni fortunati amici ne hanno potuto godere a Salorno, al ristorante La Botte dell’amico Giorgio Dalvit, in una serata dove il bravo enologo Panagiotis Arapitsas (di stanza alla Fondazione Edmund Mach, dopo esperienze di studio a Atene, Firenze, Gent, Uppsala … fuori dall’Europa chi, Herr Schäuble?) ci ha fatto viaggiare tra Santorini, Nemea, il Peloponneso. Proprio da quest’ultimo angolo di Grecia nasce il progetto che Chrysa ha deciso di avviare con un altro amico, greco vagabondo pure lui, che sogna di diventare un “modesto milionario”: un’idea commerciale “territoriale e europea”, che parte da Kalamata e porta i profumi mediterranei in tutta Europa. OliveLove, si chiama: dalla Grecia con amore a colpi di olio extra vergine, olive, paté, origano selvaggio, the di montagna. Come nasce? “La storia inizia a Monaco di Baviera, dove studiava Dimitris. Quando arrivava il pacco dalla mamma, preparava delle cene grandiose con quello che c’era dentro: olive, olio, erbe, marmellate, feta … La mamma metteva dentro cose per tutti i coinquilini, finché hanno deciso di andare tutti in Grecia a vedere da dove arrivavano questi sapori. Il primo viaggio è stato in furgone, vuoto all’andata, e al ritorno pienissimo di prodotti e di sole. La storia continuava ogni anno, e quando io nel 2012 mi sono trasferita a Trento, ho accompagnato Dimitris nel viaggio e abbiamo deciso di aggiungere questa tappa alla nostra mappa”. Ma come funziona e cosa lo rende speciale? “Il viaggio si fa una volta all’anno, poco dopo la spremitura delle olive. Si ordina online (www.olivelove.eu) e il “pacco della mamma” arriva direttamente nella vostra città. La consegna è una piccola festa”. Aggiungerete il vino, prima o poi, al catalogo dei prodotti? Non potete lasciarci senza Assyrtiko, è un delitto! “Sarà il passo successivo: ho imparato ad apprezzare il vino in Italia e vorrei far assaggiare i vini della vulcanica Santorini agli amici delle montagne trentine e sudtirolesi”.