L’orto sul Mare 2/3

L’orto sul mare è l’idea realizzata dal francese Michel Toulouze, re Mida della tv francese, già alla guida di Canal Plus per un ventennio per intenderci, ma anche fondatore di 60 tv nel mondo!

Alla fine degli anni Novanta con un giro di “vite”passa dalla grandeur della Francia televisiva alla placida e silenziosa lentezza dell’isola di Sant’Erasmo, conosciuta nei secoli come l’orto dei Dogi e dai golosi di oggi per il rinomato carciofo violetto.  Da queste parti non si gira certo in Jet privato o Ferrari, si viaggia tutti democraticamente con l’Ape che era ed è ancora il mezzo più diffuso: sino a pochi anni fa le strade erano ancora sterrate e gli isolani non avevano nemmeno la patente!  Dalle Zattere sul canale della Giudecca –da dove parto- all’isola passano quasi due ore di viaggio. Due ore lente come ere. Stando sul vaporetto, come fossi fermo, vedo allontanarsi la calca degli itinerari turistici cui va sostituendosi la calma della Laguna.

Michel mi raggiunge, naturalmente in Ape, all’imbarcadero dove in poco più di 10 secondi il fuggi fuggi  fa calare il deserto. Michel, ultrasessantenne con la verve di un giovanotto, mi accoglie con la sigaretta senza filtro accesa: ne fumerà a go-go, forse è in pensiero per l’imminente sfida Sarkozy vs Hollande? Non credo, pare aver assorbito totalmente il ritmo lento e lontano della laguna. Semplicemente non respira: fuma.

L'Orto sul mare

La sua proprietà copre 11 ettari di cui 4,5 coltivati a vite, gli impianti non sono tutti adiacenti ma sparsi in questa piccola isoletta stretta e lunga ben 4 chilometri. Sostiene che ci siano le prove, i testi, che nei secoli dei secoli si è coltivata la vigna sull’isola, anche lì dove la coltiva lui oggi. D’altra parte non può che essere il ricordo di quell’epoca a mantenere viva la “festa del mosto” la prima domenica d’ottobre di ogni anno.

A leggere il nome dei consulenti che lo aiutarono all’inizio dell’impresa si rimane a bocca aperta, non c’è che dire: il nostro ha fatto valere il peso delle proprie conoscenze coinvolgendo due fuoriclasse assoluti, l’agronomo “metallaro” Bourguignon e l’enologo-produttore  Alain Graillot, mago dello syrah.

Si parte nel 2000 quando Bourguignon lavora per 3 anni alla preparazione del  terreno prima di piantarvi le vigne, coltivandolo con diversi cereali per creare il giusto equilibrio.

Alain, dal canto suo, ha passato un paio di giorni nel vivaio di Rauscedo in Friuli facendo prove e riprove alla -poco ortodossa- ricerca dei giusti vitigni che dovevano, in primis, avere una semplicissima quanto vaga caratteristica: essere autoctoni italiani. Gli piacque la malvasia istriana, che infatti compone l’Orto per il 60%, solo per puro caso un vitigno d’origine prossima a Venezia  (qui in laguna nel tempo dei tempi d’Istria si utilizzava più che altro la pietra per la parte delle fondamenta a contatto coi canali); dopo altri assaggi combinati decise di mettervi insieme del vermentino (circa 30%) ma mancava ancora qualcosa al “cocktail”, ed ecco spuntare anche quello che proprio non ti aspetti: un’aggiunta di profondo sud col 10% di fiano d’Avellino.

Grazie all’aria salmastra e …alla sorveglianza di piccole conchiglie tra le vigne, le piante sono state messe a dimora a piede franco senza alcun timore per eventuali malattie, per cui dal momento della creazione dell’impianto non si compra più da altri ma le piante si possono riavviare da qui.

Nel 2006 si comincia con la prima vendemmia delle piante giovanissime, ma sul mercato si andò solo a partire dalla 2007. La produzione, a seconda dell’annata, si aggira tra le 15.000 e le 18.000 bottiglie. La vinificazione è decisamente tradizionale, in acciaio e con lieviti selezionati.

E l’acqua del mare? Naturalmente anche Michel ha abbracciato il modus operandi che i contadini utilizzano da secoli sull’isola: un sistema di drenaggio basato su piccoli canali che affluiscono nel mare della laguna con la bassa marea, che lavora come una pompa naturale; quando, dopo l’alta marea, il livello del mare torna a scendere, i contadini aprono le paratoie dei propri canali: in tal modo l’acqua piovana e marina che vi è confluita viene risucchiata nel mare.

Michel vende l’Orto soprattutto a Venezia dove gira con la barca a consegnar cartoni: oramai tra locande, ristoranti e alberghi a cinque stelle tutti lo conoscono. Naturalmente vende qualcosa anche nella natia Francia, e poche bottiglie finiscono altrove.

Come ci si aspetta da un “vino del mare”, Orto al gusto risulta tra il sapido ed il salato ma dispone dalla sua di una buona bevibilità, figlia legittima dell’ottima preparazione del suolo.

Nonostante i protagonisti vengano tutti da fuori lo stivale, si tratta di un vino propriamente italiano, declinato nel dialetto veneziano tramite il sapore del terroir. Di certo non il terroir di Langa o di Montalcino ma sicuramente un terroir che possiede un’unicità ed un fascino impareggiabili.

Articolo di AF