Piwi sbarca in Trentino: obiettivo sostenibilità

Procede il mio viaggio nel mondo della ricerca e dell’innovazione in campo vitivinicolo, in particolare in quel settore dedicato alla selezione di vitigni tolleranti alle più diffuse malattie fungine. Ho già scritto della lunga storia che ha portato la ricerca dalle prime esperienze pionieristiche agli attuali risultati; ho scritto dei principali soggetti che investono risorse economiche ed umane in questo campo, tra cui la nostra Fondazione Mach; ho scritto anche delle varietà da poco inserite nel Catalogo nazionale delle viti da vino, quindi utilizzabili anche dai nostri viticoltori. Oggi riporto una notizia interessante, che riguarda da vicino la nostra terra: la settimana scorsa si è costituita la sezione trentina della PIWI, l’associazione internazionale che si è posta come obiettivo la promozione di una viticoltura sempre più libera dall’impiego di fungicidi, attraverso l’utilizzo di viti resistenti alle crittogame. PIWI International nasce nel 2000 come piattaforma per lo scambio di idee, esperienze e buone pratiche, con sedi locali in Svizzera, Austria, Germania, Nord America e – dal 2003 – anche in Südtirol, grazie all’impegno di una ventina di coltivatori e appassionati, che elessero presidente Franz Pfeifhofer e vicepresidente Werner Morandell. Quest’ultimo, nella sua azienda di Caldaro, ha dato vita ad un vero e proprio Museo della Vite, con oltre 300 varietà diverse, fruibile attraverso un percorso didattico dedicato, nato anche grazie ai continui scambi con l’Istituto di Freiburg, il Centro Sperimentale di Laimburg e la Fondazione Mach.
Ora PIWI ha una “cellula” attiva anche in Trentino: si tratta di un gruppo di vignaioli che, riunitisi presso l’azienda agricola Pravis di Lasino, hanno deciso di dedicarsi alla diffusione di questa nuova sensibilità agronomica ed enologica, rivolgendosi a tutti i soggetti operanti nel colorato mondo del vino, dai viticoltori ai sommeliers. Presidente è stato eletto Nicola Del Monte (Filanda de Boron, azienda agricola di Tione di Trento), che non a caso, nel freddo clima di Tione, ha scelto come varietà adatta alla coltivazione il Solaris. “Non pensiamo a queste varietà in sostituzione a quelle storiche, tutt’altro”, ci dice a proposito Erika Pedrini, giovane enologa di Pravis. “Crediamo che esse possano rappresentare invece una sorta di binario parallelo per la viticoltura, specie in zone difficili, dove non è possibile o molto difficile meccanizzare gli interventi nel vigneto, dove le condizioni climatiche sono estreme, oppure in zone molto sensibili da un punto di vista ambientale: penso ad esempio ai campi in prossimità degli abitati o di ecosistemi fragili come parchi e fiumi”. L’associazione non vuole essere esclusiva dei soli viticoltori: nasce dunque, nel contesto trentino, dallo spunto di otto fondatori, ma si pone l’obiettivo di allargarsi il più possibile. “Siamo la seconda sezione italiana di PIWI, che si affianca a quella sudtirolese”, conclude Erika: “un segnale importante, che dimostra come la nostra regione sia all’avanguardia nella ricerca e nell’applicazione di processi agricoli sostenibili”.
Fa molto piacere vedere che gli stessi vignaioli che credono nelle varietà più tradizionali (la Schiava, la Nosiola, persino la rara Franconia) non abbiano alcun timore nello sperimentare queste novità: testimoni del senso più profondo di un mondo rurale che sa conservare e innovare, che sa “tradire fedelmente”, come da sempre accade.