Sapori di vini antichi nei luoghi del Concilio

Ci sono molti momenti cruciali, nella lunga storia della viticoltura nelle terre trentine. Uno di questi è sicuramente il Concilio di Trento, che nel XVI secolo tra il 1545 e il 1563 fece di Trento uno dei luoghi centrali della cristianità. Per diciotto lunghi anni, con qualche breve interruzione, la città fu abitata dai più importanti esponenti della Chiesa e dell’Impero, con i loro seguiti di collaboratori e servitori: questo inevitabilmente portò una Trento ancora “medievale” a mutare aspetto, non solo nella sua immagine urbanistica e architettonica, ma anche sul versante economico e sociale.
La viticoltura trentina, ad esempio, era ancora fortemente legata all’autoconsumo e a forme di “arcaismo culturale e colturale” che mal si conciliavano con le aspettative raffinate dei nobili e degli ecclesiastici giunti a Trento. Nuovi mercati cominciarono ad aprirsi, anche grazie al Concilio, e questo impose l’avvio di un processo di progressiva “modernizzazione” del sistema vitivinicolo.
E’ difficile trovare oggi vini che possano essere paragonabili a quelli bevuti ai tempi del Concilio: forse il Vino Santo è ancora prodotto con metodologie simili al passato, e il prodotto finale può essere accostato a quelle antiche tipologie (sempre il Mariani, scrivendo del banchetto offerto il 25 luglio 1546 dal cardinale di Trento, parla di “vini dolci di Santa Massenza”). I vini secchi però si discostano molto da quel lontano passato, a partire da un elemento fondamentale: se ora è ampiamente diffuso il vino monovitigno, al contrario un tempo era scontato l’assemblaggio delle diverse varietà presenti in un campo.
Per chi avesse voglia di conoscere meglio quelle vicende storiche, a partire da domani e per quattro sabato si svolgerà a Trento un’iniziativa culturale molto particolare: “I luoghi del Concilio”, spettacolo musicale e teatrale a cura del Club Armonia e della Corale Città di Trento. Si comincia sabato 20 alle 18.00 presso Palazzo Roccabruna, con ingresso libero e gratuito.
In questa speciale occasione gli amici di Imperial Wines offriranno alcuni vini che possano allietare questo viaggio a ritroso nel tempo: vini prodotti con antiche varietà, un tempo molto diffuse nei vigneti trentini e ora praticamente scomparse. Tra le tante, sono state scelte la Negrara e la Rossara: la prima, ancora diffusissima fino alla Seconda Guerra Mondiale, era un tempo considerata un’uva di grande qualità, ma soffrì più di altre la necessità dell’innesto su piede americano, a seguito della distruzione fillosserica; la seconda veniva vinificata spesso con varietà che davano vini più di corpo e dal colore più intenso, come il Teroldego e appunto la Negrara.
Sono gusti particolari, quelli di questi vini: gusti che ricordano i vini “di una volta”, che i contadini portavano in campagna per il consumo quotidiano. Per non dimenticare che, anche quando i padri conciliari si sfidavano in città in dispute teologiche sulla transustanziazione del pane e del vino (addivenendo infine a soluzione con la definizione dogmatica della XIII sessione dell’11 ottobre 1551: «con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue»), quello stesso vino – prima di mutarsi in sostanza divina – era già mutato da infiorescenza a uva e da uva a mosto, col sudore e la fatica dei contadini trentini.