Terrazzamenti, contro la “pianurizzazione” del mondo

Si chiude oggi l’approfondimento che ho voluto dedicare ai “contadini di montagna”: ho parlato della funzione “pubblica” degli agricoltori, costruttori e manutentori di paesaggio; ho approfondito la questione spinosa della remunerazione della fatica e del lavoro di chi opera sulle aree di versante; Damiano Zanotelli, giovane assessore alla valorizzazione del territorio, ambiente, agricoltura, foreste e turismo della Comunità della Valle di Cembra, ha detto che è necessario riconoscere i “diritti d’autore” a quei “contadini di montagna” che creano e mantengono il bene paesaggistico; l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi ha lanciato l’idea di un marchio che riesca a promuovere i prodotti e nello stesso tempo il territorio, riconoscendo il lavoro svolto dai contadini sulle aree di versante. Avrei voluto che questo dibattito si aprisse ad altri mondi, ma evidentemente i tempi non sono maturi. Nessun problema: spero almeno che i lettori di questa piccola rubrica, forse non molti ma certamente affezionati, abbiano avuto modo di capire quanto complesse siano le tematiche che ruotano attorno all’agricoltura di montagna, in questo avvio di terzo millennio. Un mondo che sembra all’apparenza così tradizionalista e ancorato al passato, ma che è solcato invece da dinamiche profonde di continua trasformazione e innovazione: nell’agricoltura, e in quella delle “terre alte” in modo particolare, troviamo riflesse le maggiori questioni che determinano il nostro presente, e che dobbiamo essere in grado di indagare, capire e governare. Chiudo quindi dialogando con Donatella Murtas, architetto e referente italiano dell’Alleanza internazionale per il paesaggio terrazzato, un network internazionale che punta alla tutela e valorizzazione delle aree caratterizzate da terrazzamenti e muri in pietra a secco. Tra il 2012 e il 2013, proprio su impulso dell’Alleanza, si è svolta in diversi territori italiani un’iniziativa dedicata alla ricerca e alla documentazione di consuetudini e saperi tradizionali relativi alla costruzione, all’uso, alla gestione delle aree terrazzate: una sorta di “piccolo censimento”, in linea con la scelta dell’UNESCO di dare vita ad una Banca Mondiale dei Saperi Tradizionali. «In un momento di contrazione delle risorse e del reddito agricolo, è evidente che la sopravvivenza dei sistemi terrazzati deve passare attraverso il riconoscimento del valore dell’agricoltura di montagna», afferma Donatella, in linea con quanto affermato dagli assessori Zanotelli e Gilmozzi. «Abbiamo sempre più bisogno di decisioni pianificatorie in grado di valorizzare il paesaggio terrazzato, il riposizionamento turistico delle aree terrazzate e il riconoscimento sociale degli operatori agricoli quali “coltivatori di paesaggio”; il rischio da tutti riconosciuto è altrimenti quello dell’abbandono, cioè della perdita di un patrimonio immateriale unico, di un elemento distintivo ed identitario e della sicurezza di un territorio. Cioè della morte di un territorio». C’è davvero un rinnovato interesse verso il paesaggio terrazzato? «Dopo aver vissuto e sofferto l’oblio che ha portato al loro abbandono o a trasformazioni tanto frettolose quanto maldestre fatte nel nome del progresso, le terre terrazzate ritornano oggi ad essere di attualità: esse possono rappresentare un modello di gestione sostenibile delle risorse». Cosa serve perché accada? «Consapevolezza, conoscenza e scelte conseguenti: i terrazzamenti e i saperi che vi si sono stratificati sono un antidoto alla “pianurizzazione” del mondo».