Una degustazione di Traminer. Dialogo tra Trentino e Südtirol #31

L’immagine della vite come simbolo di unione e condivisione è molto comune: io stesso l’ho usata spesso, ritenendola efficace ma soprattutto veritiera. Perchè la vite è attaccamento alla terra, quindi tradizione e identità, ma anche ponte tra luoghi, perno di una cultura che si modella in modo sempre originale ma che affonda le radici in un sostrato profondo e unico.
Qualche giorno fa, l’amico Mario Pojer mi ha raccontato una storia bellissima, che non conoscevo. A pochi metri dalla sua cantina, sono piantati tre alberi: un faggio, simbolo di Faedo, un pero selvatico, elemento significativo della cultura tedesca, e una vite ad unirli in un abbraccio. Idea del compianto Rainer Zierock, enologo e professore, figura eclettica e geniale che nel vino vedeva molto di più di un bene di consumo. A Faedo, forse non a caso: un belvedere naturale che unisce con lo sguardo quella terra di mezzo tra i due capoluoghi, dove si intrecciano la cultura latina e quella germanica, le rispettive lingue, i particolari modelli sociali.
Territorio, questo, al centro dell’analisi del progetto “A nord di Trento, a sud di Bolzano”, di cui ho già parlato qualche tempo fa annunciando l’inaugurazione della mostra fotografica “La vite e il paesaggio” a Bolzano. Ora la mostra si sposta a Trento, a Palazzo Roccabruna, rispettando la sua natura di progetto itinerante tra le due province: l’inaugurazione giovedì 9 gennaio, per poi rimanere presso quella sede per circa tre settimane. Non solo esposizione di fotografie, però: “A nord di Trento, a sud di Bolzano” vuole essere qualcosa di più, un contenitore di indagini, studi, approfondimenti, eventi, che anno per anno, seguendo i diversi temi, contribuiscano a rendere più nitida l’immagine di questo territorio, più forte la consapevolezza della gente che vi abita, più definita la volontà politica di cooperazione e costruzione di sinergie tra enti territoriali.
E anche in questo caso, il vino può giocare la propria parte, raccontando con la propria espressività questa grande area segnata profondamente dalla presenza della vite, tanto da caratterizzarne il paesaggio. Nell’ambito della mostra, dunque, è stata organizzata una degustazione a tema: come “descrittore” è stato scelto il Gewürztraminer, una delle varietà più significative di questa zona di frontiera, il cui nome stesso richiama il terminus, il confine. Otto vini in degustazione, quattro trentini e quattro sudtirolesi, di otto aziende prestigiose che coltivano la vite in questo lembo di terra. I Traminer trentini di Maso Furli, Cesconi, Pojer e Sandri, Bellaveder, dialogheranno con quelli sudtirolesi di Kobler, Hofkellerei, Brunnnenhof e Tramin. Una particolarità renderà questa degustazione davvero unica: sarà un piccolo viaggio a ritroso negli anni, dalla vendemmia 2012 fino al 1996, perchè il paesaggio si modella nel tempo, stagione per stagione, col lavoro dell’uomo, e il vino può raccontare questo continuo cambiamento. E anche perchè, rimanendo all’aspetto più strettamente legato alla qualità del vino, è ora di far capire che anche molti vini bianchi, se ben fatti, possono essere attesi con pazienza: anche lì dove meno te lo aspetti, o meglio, lì dove il mercato ha imposto il suo ritmo frenetico, si possono trovare varietà longeve e di grande caratura.
Appuntamento giovedì 16 alle ore 18.00 a Palazzo Roccabruna, per tutti gli appassionati di vino, cultura e territorio: per prenotazioni, info@imperialwines.org .

Solomon Tokaj