Venissa 3/3

Venissa è il fiore all’occhiello di Mazzorbo. Ma cos’è questa Mazzorbo? Si tratta di una piccolissima isola aggrappata ai colori vivaci di Burano con un ponticello in legno.

Oggi il vecchio ostello che ne è il fulcro è stato ridisegnato e trasformato in albergo di charme con tanto di ristorante gourmet guidato dalla feltrina Paola Budel, un passato al Principe di Savoia di Milano,  già segnalato su diverse guide tra cui la prestigiosa Guida Michelin.

Ed ora, grazie alla rinascita dell’ostello, l’isola ha il vino, anzi, ha nuovamente il suo vino.

Il progetto di vinificazione parte da un’iniziativa del comune della città insieme all’ente del parco della Laguna e al dipartimento agricoltura della Regione, in una più ampia visione di rilancio dell’intera Laguna, non soltanto di Venezia in senso stretto. Si aprì un bando per ripristinare il frutteto in generale ma, soprattutto, la coltura del vitigno storico ed autoctono dell’isola, la dorona, uva a bacca bianca che veniva definita uva senza grandi pretese e che, questa sì caratteristica notevole, porta sulle spalle parecchi secoli di storia.

Protagonista del progetto è un nome grosso di Valdobbiadene che ha preso  la gestione dell’intera Venissa: si tratta dei prosecchisti Bisol, i quali si sono messi in gioco in prima persona. Attraverso una lunga ricerca di quasi 10 anni Gianluca e Desiderio Bisol hanno ritrovato alcune piante di dorona addirittura sull’isola di Torcello, quindi, le hanno reimpiantate in quella che dovrebbe essere la vigna d’origine, un piccolo e meraviglioso ettaro a Mazzorbo appunto, murato e sorvegliato da un campanile pendente che forse stava lì da secoli proprio ad indicare come una X il luogo giusto.

Ovviamente il più grosso dei problemi da risolvere in vigna è quello dell’acqua alta. Quando il livello sale arriva a coprire l’intero impianto: fortunatamente col sistema dei canali velocemente se ne va, mentre l’uva deve essere lavata dalla salsedine. Certo, qualche vigna muore eppure, per assurdo, il vero problema è l’opposto, la scarsità di pioggia che ha costretto alcuni mesi fa a dotare le vigne di impianto d’irrigazione a goccia.

Oltre alla ricerca e all’attenta protezione dalla salsedine, i Bisol insieme all’enologo e scrittore Roberto Cipresso stanno anche sperimentando sulla dorona una vinificazione con breve macerazione da vino rosso: le bucce sono tenute a contato col mosto per circa un mese.

Proprio ad inizio 2012 si presenta al pubblico la prima annata, la 2010: al naso il vino si presenta  fruttato con un accenno minerale e, non si capisce se sia per un inevitabile effetto psicologico legato alle principali produzioni della casa o per una reale affinità tra vitigni, offre una minuscola eco che rimanda al sentore del prosecco. In bocca è decisamente rotondo e morbido.

La geniale operazione storica e commerciale non si ferma qui, anzi, si completa –e non certo in maniera banale- con la confezione.

Confezione di Venissa

Il vino sparisce come certe nebbie all’interno di una splendida bottiglia che farà innamorare i collezionisti di tutto il mondo. E’ stata disegnata a Murano dai Moretti, artisti del vetro la cui fabbrica d’autore è attiva già dal 1958, mentre la splendida etichetta in sottilissima foglia d’oro è stata creata e applicata a mano dall’artigiano Mario Berta Battiloro: il laboratorio nasce in una calle di Cannaregio solo alla fine degli anni Sessanta, ma la manualità con l’oro è tradizione di famiglia da quasi un secolo.

Bottiglie fatte a mano, ovviamente numerate, anche perché la produzione della prima vendemmia è davvero limitata: poco meno di 5.000 bottiglie da mezzo litro (per capirci, tutto questo viene quasi 100 euro!) e circa 160 grandi formati –metà magnum, metà addirittura jeroboam- per i quali entra in scena anche la scatola di legno con oblò rettangolare da cui si intravede soltanto l’oro zecchino. Sembra una nuova degna maschera veneziana che racchiude in sé tre segni importanti dell’impronta digitale della città: l’oro col vetro e di nuovo dopo secoli il vino. Quasi una scultura che non stonerebbe nel bellissimo museo delle Dogana dove, per altro, sono in mostra opere con meno valore artistico.

L’emozione prevale decisamente sulla valutazione tecnica del vino:  il cuore viene conquistato dalla Laguna e dall’artigianato che si fa arte. Se l’obiettivo era far parlare della Laguna, direi che ci sono tutti i presupposti per il successo.

Articolo di AF