Veronelli e il Müller Thurgau dei “Siori di Faedo”

“Senti questo Müller Thurgau 1977 della località Palai dei Siori di Faedo: colore giallo oro pallido percorso da brividi verdi; respiro fresco e aromatico a un tempo, insistito e vivido (ha stacchi di fior di pesco, crosta di pane e mandorla novella); sapore secco senza asperità, ampio anzi sin quasi a grassezza, elegante e sicuro; nerbo netto in stoffa anche elegante e consistente. Clamorosa conferma di quell’altro Müller Thurgau di Faedo vigneto Palai prodotto dall’Azienda Agricola Pojer-Sandri, questo è prodotto con le uve della località Palai dei Siori – il nome si è formato nell’800: i Comper, proprietari di allora, erano detti «Siorotti de Faedo» – il cui fondo, bene arieggiato ed esposto a mezzogiorno-mattina, a una altezza di 600 metri, è di terreno non molto pesante e piuttosto sabbioso. Le viti sono disposte a distanza di 80 cm l’una dall’altra, in filari distanti 3 m. col sistema della pergola. Produttore: Remo Calovi di Faedo” (Panorama, n. 652 del 17 ottobre 1978). Non sono parole mie, lo ammetto: sono rubate a quella miniera di spunti preziosi, per ogni amante del vino e della terra, che portava il nome di Luigi Veronelli. Citatissimo, ostentato come un idolo, spesso falsificato, abusato, svilito in operazioni discutibili: ma senza dubbio alcuno, l’intellettuale italiano che più di tutti – e prima di tutti – ha contribuito ad aumentare la consapevolezza del valore del patrimonio enogastronomico, rurale e paesaggistico italiano. Luigi Veronelli “l’anarcoenologo”, il pensatore libertario, il filosofo impegnato nella quotidianità di una prassi fatta di vino, di cibo, di terra, che non si limitava a stringere in mano una penna, ma amava stringere le mani che quella terra la coltivano. Collaboratore storico de “Il Giorno”, ha scritto per “Panorama”, “Epoca”, “Amica”, “La Domenica del Corriere”, “L’Espresso”, “Corriere della Sera”, “Gazzetta dello Sport”. Poi la televisione, portando nelle case degli italiani, antropologicamente scioccati dal boom economico, le cose buone e semplici delle tante realtà rurali che avevano perso la loro centralità: dal 1970 al 1977 sul primo canale “A tavola alle sette”, nel 1978 il “Viaggio Sentimentale nell’Italia dei Vini”, “La meridiana” nel 1982 e “Il bel mangiare” nel 1986. Luigi Veronelli è morto nel 2004, dieci anni fa: per ricordare la sua attività, per storicizzarla e per rilanciare quell’approccio radicalmente innovativo, è nato il “Comitato decennale Luigi Veronelli”: non sarebbe male, anche in Trentino e in Südtirol, mettere in campo qualche iniziativa di spessore, non celebrativa, ma fortemente pragmatica, attuale e viva. Solomon è a disposizione, con i suoi modesti mezzi. Ma tornando a Faedo, e a quel Müller Thurgau raccontato dal Veronelli nell’articolo sopra citato, voglio invitarvi ad un’interessante iniziativa che si svolge questo fine settimana nel bel borgo che sovrasta il campo rotaliano: si tratta della “Regola Granda”, una festa che riporterà per le strade e i porteghi del paese le tradizioni culinarie, i mestieri e le antiche usanze. Si inaugura sabato, alle ore 18.00, proprio con una degustazione di Müller Thurgau delle aziende agricole di Faedo, condotta dagli amici di Imperial Wines (per info e prenotazioni www.regolagranda.it). Vi garantisco che merita una visita, questa sagra, fosse solo per gli gnocchi con le sarde del Portech dei Terlagheri: non se ne trovano altri di simili, girando il mondo in lungo e in largo.