Vino cruelty free

“Sogno di dare in pasto un vegetariano ad un vegano”, mi disse un giorno un amico un pochino intollerante nei confronti di queste tendenze alimentari. Un amico onnivoro, ovviamente, che alimenta il proprio umorismo geniale con tutti i migliori prodotti che il mondo vegetale, animale e minerale offre all’uomo, e che ha sicuramente la risposta (indicibile) alla retoricissima domanda che si pose Honoré de Balzac: “Ma che uomo è uno che, così, da un momento all’altro, senza nemmeno consultare il medico, decide di mangiare solo verdure?”. Ma d’altronde, se anche Albert Einstein sosteneva che niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l’evoluzione verso un’alimentazione vegetariana, e se per Henry David Thoreau “fa parte del progresso umano arrivare a smettere di nutrirsi di carne, così come molte tribù di selvaggi hanno smesso il cannibalismo quando sono venuti a contatto di popoli più civili”, mi viene il dubbio che qualche ragione in queste radicali scelte nutrizionali ci debba anche essere. Di sicuro il dubbio è venuto alla Cantina di Aldeno, che già da diversi anni produce e commercia una specifica linea di vini definiti “Biovegan”, prodotti non solo con uve da agricoltura biologica, ma senza utilizzo di prodotti di origine animale durante la vinificazione (albumina, caseina, lisozima da uovo, colla di pesce … speriamo solo che ci si accerti con attenzione certosina che api, formiche e altri insettini non finiscano nella pressa: non voglio pensare ai ricorsi al Codacons, altrimenti!). Chardonnay, Gewürztraminer, Moscato Giallo, Pinot Grigio, Pinot Nero, Lagrein, Merlot, Cabernet Sauvignon: è davvero molto lungo l’elenco dei vini che questa cantina sociale – composta da circa quattrocento soci che coltivano vigneti in un vasto territorio che va da Besenello a Garniga, dal fondovalle fino ad un’altitudine di 700 metri – propone ad una fascia di consumatori sempre più attenta e scrupolosa. Da ultimo, si è aggiunto uno spumante metodo classico, presentato in occasione del Vinitaly appena concluso: l’Altinate Trentodoc Biovegan 2013, prodotto da uve Chardonnay, va a completare una gamma già molto ampia, pensata per far sì che vegetariani e vegani incalliti abbiano sempre di che brindare, dall’aperitivo a fine pasto. Perché grappe e distillati, ohibò, quelli son vegani per forza: se anche ci fosse un milligrammo animale, se andrebbe agli angeli, una volta di più. Comunque, la scelta di produrre vini “tricertificati” (doc, bio, vegan) non è solo legata alla sensibilità degli amministratori (il presidente della cantina, Alessandro Bertagnolli, è un vegano convinto), ma ad un’intelligente scelta commerciale: la richiesta di questo tipo di prodotti è in continuo aumento, ed essere arrivati per primi a coprire questa fetta di mercato garantirà per diversi anni un notevole vantaggio competitivo a questa dinamica cooperativa. Ma poco a poco arrivano anche gli altri: giusto la settimana scorsa l’Agraria di Riva del Garda ha presentato i vini biologici e vegani Birgerosso (Merlot e Rebo) e il Birgianco (Chardonnay e Müller Thurgau), puntando sulla performance del collettivo di artisti norvegesi Birger’s Oter Utleie, i quali hanno sviluppato anche il packaging per i bag in box. Che Solomon debba cominciare a bere vino vegano durante ghiotte merende a base di seitan e tofu? Perché è vero, non vi è ombra di dubbio, che i vegetariani vivano più a lungo. Sempre che non li mangi prima.