Vino, turismo e ristorazione: l’esperienza di “Wein am Berg”

La tavola del ristorante, dalla più popolare delle osterie al più lussuoso degli stellati Michelin, è il luogo dove una bottiglia di vino trova il suo “habitat” ideale: il piacere della convivialità, lo strappo alla regola, la voglia di provare gusti e abbinamenti nuovi … il vino è da sempre il complemento giusto di queste piccole o grandi esperienze, che ognuno di noi si concede nella vita.
Negli ultimi anni, però, assistiamo a dei profondi cambiamenti nel consumo di vino al ristorante, con una diminuzione netta delle vendite: da un lato la crisi economica e il generale calo dei consumi, dall’altro l’inasprimento delle sanzioni per guida in stato di ebbrezza, sono le cause che più facilmente possiamo individuare per analizzare questo trend. Ma è una spiegazione soddisfacente? Ho voluto chiederlo ad alcuni interlocutori d’eccezione. Roberto Anesi, tra i più noti sommelier trentini e proprietario del ristorante El Pael di Canazei, conferma che il codice della strada «ha pesantemente influito, ovviamente in negativo, sul consumo di vino – e di alcolici in generale – nella ristorazione. Non credo però che sia la prima causa del momento di difficoltà che la ristorazione sta vivendo in questo momento, che va imputato anche ad altri fattori. In generale, penso che il mercato del vino abbia passato quell’euforia di fine anni Novanta, che aveva gonfiato il sistema in maniera spropositata. Ora vanno trovate modalità e strumenti nuovi: ma, soprattutto, sono convinto che al giorno d’oggi la professionalità e la competenza siano sempre più necessarie per conquistare la fiducia del consumatore”. Filippo Polidori, noto comunicatore del vino, è molto netto: “E’ facile dare la colpa sempre e comunque alla crisi: il problema a mio avviso è un cambiamento culturale, un approccio diverso all’alta ristorazione, che oggi spesso è diventata anche molto noiosa come atmosfera”.
Di certo non sarà all’insegna della noia l‘evento eno-gastronomico che si svolgerà dal 24 al 27 aprile 2014 presso l’unico hotel 5 stelle di Sölden, “Das Central – Alpine Luxury Life”: in quell’occasione i migliori viticoltori austriaci, grandi chef e famosi campioni dello sci si ritroveranno per l’annuale incontro in vetta dedicato al mondo gourmet, “Wein am Berg – Vino in quota”, giunto alla sua 13a edizione. L’eccezionale cornice sarà quella del famoso ghiacciaio, a quota 3.000 metri di altezza, e il tema di quest’anno sarà “L’Austria incontra l’Asia”: i vini dei produttori uniti nel marchio “Renommierte Weingüter Burgenland” (Rinomate aziende vinicole del Burgenland) e delle più prestigiose cantine austriache (Hirtzberger, F.X. Pichler, Wieninger e tanti altri) dialogheranno con l’alta cucina nelle sue migliori interpretazioni, con chef austriaci e asiatici del calibro di Gottfried Prantl, Johann Lafer, Alexander Waschl, Teketoshi Minami,Yau Kim Yew.
Perché ne scrivo? Innanzitutto, perché mi sembra che eventi come questo sappiano affrontare bene quella necessità di trovare “modalità e strumenti nuovi” per comunicare il vino come prodotto complesso, legato fortemente al territorio ma all’interno di contesti globali, articolati e interdipendenti. In secondo luogo, perché sono stato invitato a questo appuntamento esclusivo, tra i pochi fortunati a sud del Brennero: una volta tornato, avrò dunque ancora molto da scrivere, per cercare di dare risposte non superficiali alle domande che continuiamo a porci intorno al vino e al modo migliore per produrlo, comunicarlo e venderlo.