Viva il meticciato: per l’Expo il Müller Thurgau diventa autoctono

Devo ammettere che all’inizio la sorpresa stava indirizzandosi verso lo sconcerto e una mal celata irritazione. Ma ho deciso di non abbandonarmi all’ira (“è avvedutezza per l’uomo rimandare lo sdegno”, Proverbi 19:11) e di riflettere (“la mente del giusto medita prima di rispondere”, Proverbi 15:28): e ho fatto bene, perché – oltre ad essermi calmato e ad aver evitato pericolose derive (“l’uomo collerico suscita litigi, il lento all’ira seda le contese”, Proverbi 15:18) – ho scoperto una cosa che mi ha reso orgoglioso delle virtù di questa terra: il Trentino ha deciso di utilizzare la sua presenza all’Expo per promuovere una seria riflessione sulla spinosa questione della cittadinanza. Mi spiego. Spinto dal gran parlare dell’Expo milanese, tra Turandot e black bloc, partigiano Farinetti e vip alla Scala, ho deciso di provare a capire se – oltre a tutte queste mirabilie – il tema “Nutrire il pianeta” fosse ancora il cuore di questo grande evento. Da buon territorialista, ho iniziato dal locale, la dimensione che – integrandosi nelle sue mille variazioni – compone il quadro globale di cui Expo è vetrina. E da buon enofilo, sono partito dal vino: che è cultura, tradizione, storia … ma sarete anche stanchi di sentirvelo dire. Il vino trentino per l’Expo ha una nuova piattaforma web (www.expovinotrentino.com), dove il brand Trentodoc la fa da padrone e c’è anche un po’ di spazio per tutto il resto, classificato “vini fermi”. E qui la rivelazione: il Müller Thurgau è citato, insieme a Nosiola, Teroldego e Vino Santo (sic), come un “vino autoctono”! Ma come? Non è un incrocio di Riesling Renano e Madeleine Royal, creato dall’enologo svizzero Hermann Müller nel 1882, mentre era professore a Geisenheim, in Germania? Quindi è un meticcio di padre tedesco, di madre francofona (il Madeleine Royal è un’uva da tavola a maturazione precoce, che prende il nome appunto dalla Santa celebrata il 22 luglio), nato in Assia, con padrino svizzero: cresciuto prima in Svizzera, poi trasferitosi in Germania e in Austria, ha preso dimora anche sui pendii trentini, dove ha trovato buona ospitalità. Capite l’iniziale sconcerto? A chi vogliono darla a bere, questi strateghi della comunicazione, ho pensato lì per lì: falsificano la storia per vili ragioni di mercato! Se mi fossi fermato a quella sensazione, però, mi sarei perso il significato profondo di un’opera meritoria: da questa terra di montagna, aspra e chiusa ma da sempre spazio di confine e terra di emigranti, sta partendo la campagna per la riforma della legge sulla cittadinanza! Ad oggi, sapete, in Italia vige un rigido “ius sanguinis”: è cittadino italiano il figlio di padre e madre italiani. Questo fa sì, ad esempio, che i figli di cittadini stranieri nati in Italia siano considerati stranieri fino al compimento del diciottesimo anno di età (Balotelli), ma che un bisnipote di un italiano emigrante in Argentina possa votare e giocare nella nazionale azzurra anche senza sapere una parola di italiano e non aver mai messo piede nel Bel Paese (Vazquez). Residui di fascismo mai dimenticati: è italiano chi appartiene alla “razza italica”, non chi contribuisce al benessere della nazione. Ma per fortuna questa terra di montagna di italico ha ben poco, e memore del suo asburgico passato multietnico ha deciso di compiere il grande salto: il Müller Thurgau è trentino quanto la Nosiola … abbasso le frontiere e viva il meticciato!